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    Poste lancia opas su Tim, offerta da 10,8 miliardi per creare un grande gruppo

    23.03.2026
    Poste lancia una maxi opas su Tim. Offre 10,8 miliardi tra cash e azioni con l'obiettivo di creare un grande gruppo che combinerà settori finanziari-assicurativi e telecomunicazioni, logistica e servizi digitali. Nascerebbe una piattaforma integrata da sistema Paese che conta ricavi per circa 26,9 miliardi e un'ebit aggregato di 4,8 miliardi, con oltre 150mila dipendenti. L'operazione non è concordata con Tim - che fa sapere di 'prendere atto' dell'offerta e domani avvia la valutazione con un Cda - ma probabilmente non è nemmeno ostile. Punta alla conquista dell'operatore telefonico, del quale ora Poste è primo azionista con quasi il 25% del capitale. L'integrazione delle due società porterà poi Telecom Italia fuori dalla borsa. Il gruppo finale che nascerebbe avrebbe comunque una governance stabile, nella quale l'azionista di maggioranza, considerando anche le quote di Cdp, rimarrà comunque lo Stato italiano con un partecipazione sopra il 50%. Il completamento dell'operazione è previsto entro la fine del 2026. "Il corrispettivo dell'offerta è altamente attraente", spiega. In denaro saranno offerti 0,167 euro per ciascuna azione di Tim portata in adesione. A questo si aggiunge una parte in titoli pari a n. 0,0218 azioni ordinarie di Poste Italiane di nuova emissione per ciascuna azione di Tim. Il corrispettivo complessivo, tra cash e azioni, "esprime una valorizzazione pari a Euro 0,635 per ciascuna azione di Tim e, pertanto, incorpora un premio pari al 9,01% rispetto al prezzo ufficiale delle azioni di Tim rilevato venerdì al termine delle contrattazioni. Poste è già presente nei servizi essenziali per gli italiani. Ha una rete di 13mila uffici postali. A questi si aggiungerebbe gli oltre 4mila punti vendita Tim e una rete di 49mila partner terzi. Alla fine ci sarebbero 19 milioni di clienti digitali attivi. Ai servizi di Poste si aggiungerebbero tre asset significativi: una rete fissa e mobile di scala nazionale, una posizione preminente nelle infrastrutture cloud e data center del Paese e la capacità di offrire connettività sicura e sovrana a tutti gli stakeholders. Il commento è di Laura Serafini, Sole 24 Ore.
  • Focus economia

    Congiuntura Confcommercio, la guerra potrebbe dimezzare la crescita

    20.03.2026
    L'inizio del 2026 lascia ben sperare grazie ai consumi che a febbraio mettono a segno un +1,3% mentre il Pil è a +1,4%. Valori che a marzo rallentano con un +1,1% mentre l inflazione cresce al +1,8%. Nel primo bimestre la ripresa dei consumi non è solo trainata dal cura della persona, tempo libero, turismo e la coppia elettronica di consumo e tecnologia ma anche la vendita di beni durevoli come l auto mentre l abbigliamento ferma la caduta. Questi i dati chiave dell analisi congiunturale di Confcommercio. Ora, con il conflitto si apre un nuovo capitolo per effetto degli impatti immediati sull energia e l Ufficio studi dell associazione stima un inflazione al +1,8% «un valore ancora molto gestibile e dentro i target delle autorità monetarie - segnala la nota di Confcommercio. L'aspetto preoccupante è che non può essere liquidato come un caso isolato, ovviamente.
    Già questo, però, avrebbe un impatto negativo sull'attività del mese di marzo che fletterebbe di un decimo di punto rispetto a febbraio. Il tendenziale del PIL di marzo sarebbe comunque sopra l 1%: ciò che comporterebbe un primo trimestre in crescita all 1% rispetto a un anno prima, un valore che non si registrava dall ultimo quarto del 2023».
    Per i prossimi mesi si aprono due scenari legati alla durata della crisi: nel primo i prezzi dell energia crescono del 40% per due mesi e a giugno ci sarà il ritorno del prezzo del Brent a 70 dollari il barile. Il quadro più pessimistico prevede che il costo del Brent rimanga a 100 dollari fino a dicembre. Nel primo la crescita media dei prezzi sarebbe di quattro decimi superiore, con un Pil sotto di un decimo rispetto al riferimento. Lo scenario di conflitto prolungato, invece, ridurrebbe significativamente il Pil: dalla baseline a +1% la crescita sarebbe limitata a 0,5%/0,6%, soprattutto per una minore dinamica dei consumi per via del minore reddito reale causato da un inflazione al 2,6% rispetto a una base all 1,7%. Svanirebbe, secondo Confcommercio, la ripresa dell economia italiana. Interviene Mauro Lusetti, vicepresidente di Confcommercio e presidente Conad
  • Focus economia

    Attacchi in Medio Oriente scatenano volatilità gas e petrolio

    19.03.2026
    Per la prima volta dall'inizio del conflitto, Israele ha bombardato il giacimento di gas iraniano di Pars, il più importante del Paese. In risposta, Teheran ha colpito l'enorme hub energetico di Ras Laffan in Qatar e lanciato missili in direzione dell'Arabia Saudita (Reuters). A seguito dell'attacco, il presidente degli Usa Donald Trump ha dichiarato che Israele non effettuerà più operazioni su infrastrutture simili (Axios). Ma nel frattempo l'Iran ha attaccato i siti produttivi dei Pesi del Golfo.
    La direttrice dell'Intelligence americana Tulsi Gabbard ha dichiarato che gli obiettivi americani e israeliani in Iran non coincidono. "Gli obiettivi delineati dal presidente differiscono dagli obiettivi stabiliti dal governo israeliano", ha affermato durante un'audizione dinanzi alla commissione Intelligence della Camera. "Il governo israeliano si è concentrato sul neutralizzare la leadership iraniana. Trump ha invece dichiarato che i suoi obiettivi consistono nel distruggere la capacità dell'Iran di lanciare missili balistici, la sua capacità di produzione di tali missili e la sua marina militare", ha aggiunto la funzionaria.
    Rinforzi sul terreno Secondo Reuters, l'amministrazione Trump starebbe valutando l'invio di rinforzi in Medio Oriente. L'obiettivo sarebbe garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz con operazioni aeree e marittime, ma anche con l'occupazione di parte delle zone costiere dell'Iran. Tra gli obiettivi ci sarebbe anche un'invasione dell'isola di Kharg, terminale da cui passa il 90% del petrolio iraniano. Per tentare di ridurre i costi di petrolio, gas e altre materie prime negli Stati Uniti, il presidente Donald Trump ha temporaneamente sospeso le sanzioni alla compagnia petrolifera statale venezuelana (Reuters) e una legge sul trasporto marittimo (Jones Act), autorizzando le navi battenti bandiera straniera a trasportare merci tra i porti statunitensi (Bloomberg). Il Jones Act prevede che il trasporto di petrolio nelle spedizioni nazionali sia effettuato con navi costruite negli Stati Uniti, di proprietà americana e con equipaggio a stelle e strisce. Affrontiamo il tema con Micaela Cappellini, Il Sole24Ore
    Le banche centrali tengono le porte aperte
    Questa settimana quasi tutte le principali banche centrali dei mercati sviluppati hanno mantenuto i tassi invariati, sottolineando tuttavia la propria prontezza a intervenire per frenare l'inflazione qualora lo shock energetico causato dal conflitto tra Stati Uniti-Israele e Iran dovesse innescare un'impennata generalizzata dei prezzi. La Bank of England ha mantenuto i tassi fermi al 3,75% giovedì, ma gli analisti hanno interpretato il comunicato post-riunione come "hawkish", aggressivo. La Federal Reserve ha mantenuto i tassi invariati nel range 3,50%-3,75%, ma il tono rigorista del presidente Jerome Powell posticipa le aspettative di taglio dei tassi al 2027. Anche la Banca Centrale Europea ha lasciato i tassi invariati, come previsto, ma ha segnalato di monitorare attentamente i rischi per la crescita e l'inflazione derivanti dall'impennata dei prezzi energetici. Il tasso sui depositi resta così al 2%, quello sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%. I mercati prevedono ora più di due rialzi da 25 punti base del tasso sui depositi (attualmente al 2%) entro l'anno. Si ritiene infatti che i banchieri centrali, accusati di aver agito troppo tardi durante l'ondata inflattiva del 2021/2022, saranno più rapidi a intervenire questa volta. Il commento è di Giorgio Di Giorgio, Professore Ordinario di Politica Monetaria alla LUISS
    Carburanti, taglio di 25 cent al litro. Ma da quando?
    Uno sconto di 25 centesimi per 20 giorni, fino al 7 aprile, realizzato muovendo le forbici sulle accise e di conseguenza sull Iva, oltre che sui fondi dei ministeri chiamati a contribuire con un taglio lineare. Una regola anti «rincari ombra», con l obbligo per le società petrolifere di inviare ogni giorno al ministero delle Imprese i prezzi consigliati e una sanzione pari all 1 per mille del fatturato quotidiano per chi non lo fa. E un credito d imposta del 20%, anch esso temporaneo, per gli acquisti di carburante di autotrasportatori, agricoltori e pescatori. Sono i tre pilastri del decreto legge approvato ieri sera in consiglio dei ministri per frenare la corsa dei prezzi di benzina, gasolio e gpl. In mattinata un vertice a Palazzo Chigi fra la premier Meloni e il ministro dell Economia Giorgetti aveva messo in fila le opzioni, discusse anche a Milano dal vicepremier Salvini con le compagnie petrolifere e tradotte in un testo arrivato alle 19 a Palazzo Chigi. Il risultato è un decreto da circa 500 milioni, che dovrebbe alleggerire il costo dei carburanti intorno a una media da 1,9 euro per litro di gasolio, e 1,65 euro per la benzina. La riduzione sulle accise è intorno ai 20 centesimi al litro, e porta lo sconto a 25 centesimi con il trascinamento sull Iva (l imposta, al 22%, si calcola anche sulle accise). Per il gpl, l effetto è da 12 centesimi al litro. Il menù del provvedimento contempla poi icrediti d'imposta, al 20%, per autotrasporto, agricoltura e pesca. Non c'è spazio invece, almeno per ora, per il rifinanziamento della carta «Dedicata a te», presente in alcune bozze iniziali. Il taglio è temporaneo, perché il costo non è indifferente e i pronostici sull'evoluzione della guerra in Medio Oriente sono a dir poco incerti. Dopo Pasqua si vedrà. Intervengono: Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore e Giuseppe Sperduto, presidente FAIB (Federazione autonoma italiana benzinai)
  • Focus economia

    Carburanti, governo verso il Cdm serale: Salvini propone tetto al diesel sotto 1,90 euro

    18.03.2026
    Il Consiglio dei ministri potrebbe riunirsi in serata, attorno alle 19. I ministri sono stati preallertati dopo le riunioni avvenute in mattinata a Palazzo Chigi, in particolare quella a cui hanno partecipato la premier Giorgia Meloni, il ministro dell Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro dell Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto, con al centro il dossier carburanti, a cui il governo lavora a causa del l innalzamento dei prezzi dopo la crisi in Medio Oriente per la guerra in Iran, con un faro anche su possibili fenomeni di speculazione. «Per me dobbiamo scendere sotto 1,90 euro al litro, non solo sotto i due euro, ovviamente per i diesel, quindi almeno 20/25 centesimi al litro»: lo ha detto il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini prima dell incontro a Milano con le compagnie petrolifere. «C è un Consiglio dei ministri questa sera e diciamo che le proposte che stiamo avanzando come Lega da giorni sono un tetto al prezzo, un intervento sulle accise e anche una discussione a Bruxelles su altre forme di tasse, come gli ETS che in questo momento non hanno senso, e il Green Deal che in questo momento è veramente un suicidio» le parole del ministro. L'interventismo con sconfinamento di Salvini ha costretto il governo a modificare l'agenda? Ieri lo stesso Salvini aveva spiegato: "A me va bene tutto, poi dipenderà dal Cdm e da altri colleghi che ne hanno la competenza. Ma ho ritenuto di muovermi per primo perché sono già passati diversi giorni e i rincari si stanno facendo sentire sui conti delle famiglie e delle imprese", ha aggiunto. Ne parliamo con Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore.
    De Molli, 'senza acqua salta il 20% del Pil italiano'
    La crisi idrica, sommando siccità, alluvioni e mancato riciclo, presenta il conto agli italiani: oggi costa annualmente 227 euro pro capite, il doppio della media europea (112 euro per abitante), una cifra pari a 13,4 miliardi di euro, come se l economia del nostro Paese si fermasse per due giorni e mezzo ogni anno. A metterlo in luce è il Libro Bianco 2026 della Community Valore Acqua di TEHA, giunto alla settima edizione, che fotografa un Italia sempre più esposta allo stress idrico che comporta avere troppo poco o troppa acqua nei momenti sbagliati, difficoltà nella raccolta o nella gestione. Nel 2022 era stato raggiunto il picco dei danni provocati dalla crisi idrica: 284 euro per abitante in un solo anno pari a 16,7 miliardi in totale. Un costo pro-capite maggiore è stato rilevato solo in Spagna (256 euro per abitante) e in Slovenia che raggiunge livelli oltre i 1.600 euro ad abitante. Secondo l analisi TEHA, lungo tutta la sua filiera, l acqua coinvolge quasi 2 milioni di imprese. Il ciclo idrico esteso, che comprende gestione, provider tecnologici, e consorzi di bonifica, ha generato nel 2024 11,2 miliardi di euro di valore aggiunto, che salgono a 31 miliardi considerando l indiretto e l indotto. L acqua è un input produttivo primario per agricoltura, industria, energia e data center, e abilita complessivamente 384 miliardi di euro di valore aggiunto: senza questa risorsa, il 20% del PIL italiano non potrebbe essere generato. - dichiara Valerio De Molli, CEO e managing partner di TEHA Group, nostro ospite oggi.
    Il ministro Salvini incontra i petrolieri
    Le aziende petrolifere devono difendersi dall'accusa dei distributori che sostengono di non essere loro a guadagnare dall'aumento del prezzo alla pompa, poichè il loroguadagno consiste solo in 3, massimo 4 centesimi lordi per ogni litro venduto. E che quindi non avrebbero alcun interesse nell'aumentare in maniera il prezzo per i consumatori e che anzi diventerebbe controproducente nel momento questo comportasse una diminuzione della domanda. A differenza dei benzinai, i tabaccai ad esempio quadagnano una percentuale (del 10% circa) sull'importo lordo guadagnato. Ci facciamo raccontare come è andata da Marina Barbanti, Direttrice generale di Unem.
  • Focus economia

    Ue non invierà navi a Hormuz. Nel mentre si divide su come far fronte al caro energia (Ets)

    17.03.2026
    Kaja Kallas conferma che per l'Unione Europea la via diplomatica resta l'unica opzione sulla crisi di Hormuz: Bruxelles lavora con i partner del Golfo, Giordania, Egitto e altri attori regionali per favorire una de-escalation, condividendo l'obiettivo di fermare una guerra dai costi globali elevatissimi. Dopo la Germania, anche Italia e Francia escludono l'invio di navi militari nel Golfo; Emmanuel Macron chiarisce che Parigi non è pronta ad operazioni di apertura dello stretto, ma potrà partecipare in futuro a missioni di scorta commerciale quando il contesto sarà meno instabile. Sul fronte energia, in vista del Consiglio europeo del 19-20 marzo, emerge una divisione tra i 27 sul sistema Ets: alcuni leader chiedono correttivi per contenere l'impatto dei prezzi energetici, ma la maggioranza continua a considerarlo uno strumento indispensabile sia per la transizione verde sia per garantire stabilità agli investimenti industriali europei. Interviene Adriana Cerretelli, editorialista Il Sole 24 Ore Bruxelles
    La crisi del golfo mette in crisi l'industria dei chip
    La guerra in Iran riapre un fronte critico per i semiconduttori: non tanto sulla produzione immediata, quanto sulla fragilità energetica e logistica che sostiene il settore globale dei chip avanzati. Taiwan, dove TSMC produce circa il 90% dei chip logici più sofisticati e tutti gli acceleratori AI di Nvidia, dipende fortemente da input energetici e materiali legati al Medio Oriente: un terzo dell'elio mondiale viene lavorato in Qatar, mentre parte dello zolfo arriva dalla raffinazione di petrolio e gas. Il vero nodo è il GNL: Taiwan importa il 97% dell'energia, il 37% del gas arriva dal Medio Oriente e le riserve coprono appena 11 giorni. Un blocco prolungato a Hormuz farebbe salire costi energetici, prezzi dei chip e spese operative dei data center, proprio mentre la domanda per l'intelligenza artificiale supera già la capacità produttiva globale. Ne parliamo con Vittorio Carlini, Il Sole 24 Ore
    Legacoop-Prometeia, rischio di nuovi shock sui prezzi del gas
    Il report Legacoop-Prometeia avverte che il sistema energetico europeo resta vulnerabile a nuovi shock geopolitici, soprattutto sul gas, nonostante la forte riduzione della dipendenza dalla Russia. L'Italia è più esposta della media europea perché il Qatar pesa per l'11% delle importazioni complessive di gas contro il 4% europeo, rendendo difficile una sostituzione rapida in caso di blocco prolungato delle rotte marittime. Il GNL italiano dipende per il 75% da Stati Uniti e Qatar, mentre il riempimento degli stoccaggi europei rischia di complicarsi in uno scenario di forte volatilità. Legacoop chiede misure urgenti: sostegno a trasporti, pesca e agricoltura, crediti d'imposta sui carburanti e interventi immediati sulla liquidità delle imprese, affiancati da un piano strutturale centrato sulle rinnovabili. Il commento è affidato a Simone Gamberini, Presidente Legacoop

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Über Focus economia

Focus economia è il programma quotidiano dedicato all'approfondimento dei temi dell'attualità dell'economia e della finanza, realizzato con i protagonisti della giornata economico finanziaria e il contributo di giornalisti e analisti de Il Sole 24 ORE. L'obiettivo della trasmissione è di spiegare e analizzare, in termini comprensibili anche "ai non addetti ai lavori", i temi più interessanti della giornata. Appuntamento fisso per i commenti a caldo pochi minuti dopo la chiusura della Borsa.
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