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  • Jazz Anthology

    Grandi inediti - Bill Evans: Haunted Heart. The Legendary Riverside Studio Recordings Libri - Enrico Pieranunzi: Bill Evans. Ritratto d'artista con pianoforte

    26.1.2026 | 59 Min.
    Se il pianismo di Bill Evans ha avuto dalla fine degli anni cinquanta una enorme influenza sul pianismo jazz successivo, i suoi trii sono stati fondamentali per il rinnovamento della logica dell'interplay del trio piano-basso-batteria, e su questo il trio con Scott LaFaro al contrabbasso e Paul Motian alla batteria ha avuto una importanza decisiva. Portrait in Jazz e Explorations sono i due album di studio realizzati da Evans con LaFaro e Motian, usciti rispettivamente nel '60 e nel '61: che ci permettono di entrare nel laboratorio - nel momento in cui è allo stato nascente - della nuova dimensione del piano trio. Delle sedute da cui nacquero i due album, in occasione delle successive ripubblicazioni in Cd erano emerse diverse tracce inedite: ma la raccolta recentemente pubblicata dalla Craft (triplo Cd, quintuplo vinile o digitale) porta alla luce ben diciassette altre tracce inedite, che oltre a darci nuove occasioni di piacere incrementano le possibilità di confronto fra diverse interpretazioni degli stessi brani nel corso di una seduta, portandoci dunque ancora più all'interno del laboratorio del trio. E sono proprio le tracce inedite prima di questa raccolta che privilegiamo in questa puntata. Per ricordare che cosa rappresentano i due straordinari album di Bill Evans ci facciamo aiutare dal libro di Enrico Pieranunzi - da decenni uno dei maggiori pianisti italiani e assai considerato anche oltre Atlantico - pubblicato negli anni novanta e ora opportunamente riproposto dal Saggiatore (Bill Evans. Ritratto d'artista con pianoforte, 220 pp. circa, 18 euro). Pieranunzi, che ha profondamente meditato la lezione di Evans, è nella migliore posizione per illuminare i procedimenti "tecnici" del pianista, ma, in un libro scritto con finezza, accurato e allo stesso tempo agile, dedica molto spazio al "senso" più profondo della sua musica. A cura di Marcello Lorrai.
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    Il marziano del Jazz. Vita e musica di Eric Dolphy: un libro di Claudio Sessa

    19.1.2026 | 59 Min.
    Fra la seconda metà degli anni cinquanta e il 1964, quando muore prematuramente a soli 36 anni, Eric Dolphy ha attraversato il firmamento del jazz come una luminosa e stupefacente meteora. Claudio Sessa, ospite in studio, ci presenta la nuova edizione, largamente rielaborata e ampliata, del suo libro su Dolphy, adesso riproposto da Quodlibet nella autorevole collana Chorus (che Jazz Anthology ha costantemente seguito: le puntate sono rintracciabili in podcast): Il marziano del jazz. Vita e musica di Eric Dolphy (con contributi introduttivi di Roscoe Mitchell e di Paul Steinbeck, 232 pp., 22 euro). Estremamente approfondito - ma anche di scorrevole lettura - il lavoro di Sessa ha un notevole rilievo in un panorama internazionale in cui, a oltre sessant'anni dalla scomparsa di Dolphy, sulla figura unica e difficilmente incasellabile del polistrumentista californiano i volumi prodotti non abbondano. Col corredo di una scelta di brani, con Sessa parliamo di alcune fondamentali collaborazioni di Dolphy, quelle con Mingus, Coleman e Coltrane, di come collocare Dolphy rispetto al free jazz, del suo ruolo di battistrada di importanti aspetti del post-free, e insomma del perché Eric Dolphy può essere considerato "il marziano del jazz". A cura di Marcello Lorrai.
  • Jazz Anthology

    Stefano Battaglia dal vivo a Jazz Anthology

    12.1.2026 | 59 Min.
    Graditissimo ritorno a Jazz Anthology di Stefano Battaglia, e questa volta con a disposizione il pianoforte del nostro auditorium Demetrio Stratos. Battaglia ci presenta il suo doppio cd in solo Musica Salva, pubblicato in autunno da Centripeta: diretta da Battaglia, l'etichetta ha debuttato lo scorso anno con Kum! del Tabula Rasa Ensemble, formazione pure diretta da Battaglia nata dalla collaborazione fra due istituzioni del prestigio della Accademia Musicale Chigiana e di Siena Jazz. Battaglia ci parla inoltre dell'importanza dell'improvvisazione nel suo pianismo e nella sua concezione della musica, del suo consolidato rapporto con la Ecm - per la quale ha inciso recentemente un nuovo album, dedicato al popolo palestinese, di cui ci anticipa al pianoforte un brano - e di cosa hanno rappresentato per lui Keith Jarrett e Manfred Eicher, ai quali rende omaggio in Musica Salva con Keyman; e oltre a raccontarci i suoi progetti e impegni per il nuovo anno, ci propone alcuni brani nella dimensione a lui tanto cara del solo. Stefano è cresciuto e si è formato a Milano, e della sua esperienza giovanile milanese ha vivo il ricordo del riferimento che era rappresentato da Radio Popolare: e fra i brani che ci regala in questo live, uno è "per Radio Popolare". A cura di Marcello Lorrai.
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    1956: Julie London - Lonely Girl; Calendar Girl

    05.1.2026 | 59 Min.
    Nel nostro gioco sulle annate discografiche del jazz di settant'anni fa, ci pare appropriato per la prima puntata del 2026 un album sui mesi dell'anno, Calendar Girl della cantante Julie London, uscito nel '56. Tra anni cinquanta e sessanta Julie London, nata nel '26, negli Stati Uniti ha avuto un notevole successo come cantante, ma già prima, e poi anche molto oltre la fine della sua presenza sulle scene musicali, ha avuto una fortunata carriera come attrice. Nel '55 il suo primo singolo, Cry Me a River, diventò un hit: nel dicembre del '55 seguì il suo primo album, Julie Is Her Name, e poi nel '56 Lonely Girl, e il suo terzo Lp, Calendar Girl. Con queste prime credenziali, nel '55 e nel '56 (e poi anche nel '57) Julie London viene proclamata da Billboard la cantante donna più popolare. Intanto fin dagli anni della seconda guerra mondiale Julie London si è affermata come una delle pin up dell'epoca: e con il titolo e la copertina di Calendar Girl la casa discografica gioca sulla sua bellezza da calendario sexy. Ma, benché non dotata di clamorose risorse vocali, cosa di cui è consapevole, Julie London non è solo look: è una cantante elegante, sicura, con una bella dizione, il cui fascino risiede in una voce "fumosa" e nel rapporto molto personale, intimo, ravvicinato che pare instaurare con l'ascoltatore. Purtroppo il carattere "oversmoked" della sua vocalità è anche il risultato di un accanito tabagismo e degli eccessi nel bere, che comprometteranno le sue capacità vocali già verso i quarantacinque anni: alla fine degli anni sessanta Julie London deciderà così di abbandonare l'attività di cantante. A cura di Marcello Lorrai.
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    Jazz Anthology di lunedì 29/12/2025

    29.12.2025 | 59 Min.
    "Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).

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Über Jazz Anthology

"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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