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    Maurizio De Rosa "Gioconda" Nikos Kokantzis

    07.06.2026 | 16 Min.
    Maurizio De Rosa
    "Gioconda"
    Nikos Kokantzis
    edizioni e/o
    www.edizionieo.it

    Un breve romanzo, un piccolo gioiello della letteratura greca del Novecento, che riassume un grande capitolo della Storia – l’avventura degli ebrei di Salonicco durante la Seconda guerra mondiale. Senza le solite immagini raccapriccianti, tutto si gioca nella descrizione eccezionalmente onesta e genuina della felicità del primo amore, e del dolore devastante di una rottura violenta. Gioconda, nonostante o piuttosto proprio in virtù della sua semplicità, incarna con estrema delicatezza e irresistibile potenza l’imperativo di Kavafis: «Ritorna spesso e prendimi / ritorna e prendimi o sensazione amata».
    Prima della guerra le case di Nikos e Gioconda, nel placido e modesto quartiere di Salonicco in cui vivono, sono separate soltanto da un’area incolta, dove una torma di bambini si ritrova per giocare tutti insieme. Poi arrivano la guerra e l’occupazione nazista, il razionamento e il coprifuoco, e quella che era una simpatia infantile diventa il preludio ai primi, dirompenti sentimenti adolescenziali: attrazione, gelosia, confusione, imbarazzo, amore. Gioconda è una storia vera, quella dell’autore e del suo primo, indimenticato amore. Un primo amore vissuto con ingenuità e freschezza nonostante le difficoltà del periodo, e man mano con una profondità e consapevolezza sempre maggiore, quasi come un atto di resistenza all’orrore e alla prospettiva della deportazione. Un primo amore totalizzante, violentemente interrotto quando Gioconda e la sua famiglia, come tanti altri ebrei della città, vengono messi su quella strada senza ritorno che porta ai campi di concentramento. Con le sue frasi brevi e pudiche, cariche di poesia, quasi un Cantico dei cantici sulla scoperta del desiderio, Gioconda si rivela un libro impossibile da dimenticare, una testimonianza luminosa, un meraviglioso omaggio alla vita.

    Questa pubblicazione è stata realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura e della Fondazione Ellenica per il Libro e la Cultura (HFBC) nell’ambito del programma GreekLit.

    Nikos Kokantzis (1927-2009) è nato a Salonicco, nel nord della Grecia. Ha studiato medicina all’Università di Salonicco e si è specializzato in psichiatria (e poi in psicoanalisi e psicoterapia) a Londra, dove ha vissuto per molti anni. Gioconda è stato pubblicato per la prima volta nel 1975, diventando immediatamente un classico; ripubblicato nel 2005 dalla casa editrice Patakis, è tradotto in molte lingue con grande successo di critica.

    Maurizio De Rosa
    Nato a Milano nel 1971, si è laureato in Filologia greca presso l'Università di Milano, ha soggiornato lungo in Grecia e si occupa attivamente di letteratura greca moderna sia come saggista sia come traduttore. È il traduttore italiano di alcuni dei maggiori autori greci contemporanei, tra cui Zyranna Zateli, Ioanna Karistiani, Maro Duka e Andreas Stàikos. Collabora con le riviste letterarie "Pulp" e "Poesia". Ha lavorato, insieme al fotografo Giovanni Giovannetti, al volume Voci dell'agorà - Fotostoria della letteratura greca del Novecento, e ha curato la traduzione di due capolavori della prosa greca del ventesimo secolo: L'interrogatorio di Aris Alexandru e Terre insanguinate di Didò Sotirìu. Collabora con il Centro nazionale ellenico del libro (E.KE.BI.) e con il Centro nazionale ellenico della traduzione (E.KE.ME.L.).

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    Giulio Goggi "Emanuele Severino. Il filosofo dell'eternità"

    07.06.2026 | 32 Min.
    Giulio Goggi
    "Emanuele Severino. Il filosofo dell'eternità"
    Marcianum Press
    https://www.marcianumpress.it/

    Questa monografia ripercorre l’intera filosofia di Emanuele Severino, mettendone in luce la sostanziale compattezza attorno al tratto essenziale della verità: l’apparire dell’incontrovertibile identità di ogni essente con se stesso. Tale identità implica l’eternità dell’essente in quanto essente: di ogni istante, cosa o relazione è necessario predicare l’impossibilità che non sia.
    A partire da questo nucleo solidissimo, il libro segue le articolazioni di un discorso capace di indicare le principali implicazioni della verità dell’essere: dalle molteplici fondazioni dell’eternità degli essenti e della necessità dell’accadere, fino al significato della “Gloria” e al complesso rapporto tra apparire finito e apparire infinito.
    Sullo sfondo, i grandi temi del nichilismo, della tecnica, del linguaggio, dell’ethos dell’Occidente, nel costante dialogo del Filosofo con i giganti del pensiero: Parmenide, Eschilo, Platone, Aristotele, Tommaso d’Aquino, Hegel, Marx, Leopardi, Nietzsche, Gentile, Heidegger.
    Arricchisce il volume la Postfazione inedita di Emanuele Severino, qui pubblicata per la prima volta: un documento prezioso che testimonia la profondità del legame teoretico tra il Filosofo e l’Autore.

    Prefazioni: Graham Priest · Ines Testoni e Damiano Sacco
    Postfazioni: Emanuele Severino (inedita) · Leonardo Messinese

    Giulio Goggi
    è dottore di ricerca in filosofia teoretica e direttore scientifico del gruppo di ricerca ARS (Attività Ricerche Studi), istituito dal Centro Casa Severino – Associazione di Studi Emanuele Severino (CCS-ASES). Nel 2017 ha conseguito l’abilitazione scientifica nazionale a professore di prima fascia nel settore di filosofia teoretica. È autore di numerosi scritti dedicati al pensiero di Emanuele Severino e a temi di metafisica. Tra le sue principali pubblicazioni: Dal diveniente all’Immutabile. Studio sul pensiero di Gustavo Bontadini (2003); Aristotele, Rosmini e la struttura del noûs (2006); Ragione e fede (2009); Al cuore del destino. Scritti sul pensiero di Emanuele Severino (2014); Emanuele Severino (2015).

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    Dario Biagi "Ho nel cuore acido citrico effervescente"

    07.06.2026 | 28 Min.
    Dario Biagi
    "Ho nel cuore acido citrico effervescente"
    Vita, successi e pene segrete di Emanuele Pirella
    Pendragon Editore
    www.pendragon.it

    Questa biografia racconta le molte vite di Emanuele Pirella (1940-2010): pubblicitario geniale, giornalista satirico, critico televisivo, ma anche scrittore mancato e intellettuale inquieto. Dalla celebre campagna Jesus Jeans del 1973, che rivoluzionò la comunicazione italiana, ai raffinati ritratti di costume firmati con Tullio Pericoli per «linus», «Corriere della sera», «L’Espresso» e «Repubblica», Pirella attraversa quarant’anni di cultura e società italiane. Basato su un ampio corpus di materiali inediti – diari, racconti, progetti e poesie –, il libro ricompone il profilo di un uomo diviso tra successo e nostalgia, tra la pubblicità come mestiere e la letteratura come vocazione. Ne emerge la figura di un “intellettuale del dopoguerra” rimasto nell’ombra, un autore romantico e tormentato che avrebbe voluto essere più un erede di Flaiano che il guru della pubblicità.

    Dario Biagi è stato inviato e caporedattore in varie testate e ha lavorato a lungo alla Rai di Milano. È il biografo di Giuseppe Berto, Gian Carlo Fusco, Erich Linder, Piero Manzoni, Franco Valobra, Adelina Tattilo e del pittore Cagnaccio di San Pietro, di cui ha curato una retrospettiva a Ca’ Pesaro (Venezia) nel 2015. Ha pubblicato, tra l’altro, il memoir Figurine italiane. Ritratti e storie tra un millennio e l’altro (Avagliano, 2022), curato la raccolta di scritti giornalistici di Gian Carlo Fusco Arpa e cannone. La pagina più scintillante del mensile «Successo» (1959-1963) (Aragno, 2023) e scoperto un carteggio inedito e cinque novelle mai censite di Anna Maria Ortese, testi ora pubblicati con la sua curatela in due distinte edizioni: Ama ciò che ti tortura. Lettere a Helle (1938-1974) (De Piante, 2024) e Novelle ritrovate (Argolibri, 2025). Per Pendragon è uscito nel 2026 Ho nel cuore acido citrico effervescente. Vita, successi e pene segrete di Emanuele Pirella.

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    Marco Filoni "La Russia e l'Occidente" Fëdor Tjutčev

    04.06.2026 | 22 Min.
    Marco Filoni
    "La Russia e l'Occidente"
    Fëdor Tjutčev
    Adelphi
    www.adelphi.it

    Un libro che parla di geopolitica molto prima che questa avesse un nome – indispensabile per capire la Russia di oggi alla luce di quella di quasi due secoli fa.

    A cura di Marco Filoni
    Con un saggio di Massimo Cacciari

    «Per la prima volta in Europa si levò la voce ferma e coraggiosa dell’opinione pubblica russa». Con queste lapidarie parole lo scrittore Ivan Sergeevič Aksakov accolse una serie di articoli apparsi in Germania e in Francia sul finire degli anni Quaranta dell’Ottocento e destinati a suscitare una vasta eco in Occidente. L’autore di quelle pagine anonime, che osavano rivolgersi all’Europa con inaudita libertà e dignità, era Fëdor Tjutčev. Diplomatico, poeta ammirato da Puškin e da Turgenev, da Dostoevskij e da Tolstoj, uomo di grandi vizi e virtù, Tjutčev era animato da un entusiasmo senza limiti per la sua Russia, che – credeva fermamente – sarebbe diventata un grande impero, capace di unire tutti i popoli slavi di fede ortodossa. Ancora oggi, se si vogliono comprendere le mire espansionistiche di quel paese, è agli scritti politici di Tjutčev che occorre volgere lo sguardo. Fra le sue «intuizioni storiche» – come le definisce il teologo Georgij Florovskij –, spiccano l’agonia della civiltà occidentale, la questione romana e il Papato, il ruolo della censura e dell’autocrazia zarista, fino alla previsione di una catastrofica guerra che l’Occidente avrebbe scatenato contro la Russia uscendone sconfitto, e che avrebbe segnato l’inizio di un nuovo capitolo della Storia. Temi, come salta agli occhi, di bruciante attualità.

    Appartenente a una famiglia dell’aristocrazia moscovita, Fëdor Ivanovič Tjutčev (1803-1873) fu diplomatico oltre che eminente poeta, e dopo aver iniziato la carriera nel Collegio degli Affari esteri di Pietroburgo operò come incaricato speciale a Monaco di Baviera – dove frequentò Heine, Schelling e gli ambienti del Romanticismo tedesco – e a Torino, dove visse dal 1837 al 1839. Nel 1836 alcune sue liriche furono pubblicate dalla rivista di Puškin «Il contemporaneo», suscitando i primi, ampi consensi. Nel 1844 tornò definitivamente in Russia, mentre la sua fama di poeta cresceva dopo i riconoscimenti tributatigli da Turgenev, Fet, Dobroljubov.

    Marco Filoni insegna filosofia politica all’Università Link di Roma. Ha insegnato e svolto ricerca al Politecnico di Milano, all’Istituto di Studi Superiori dell’Università di Bologna e all’École Normale Supérieure di Parigi. Nel 2022 è stato nominato titolare del programma di ricerca Éclaireurs della Fondation Robert de Sorbon di Parigi. Tra i suoi libri: Anatomia di un assedio. La paura nella città (Skira 2019); L’azione politica del filosofo. La vita e il pensiero di Alexandre Kojève (Bollati Boringhieri 2021); Il calcolo della paura (Einaudi 2021); Lineamenti di una fenomenologia del diritto (Marsilio 2024).

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    Helena Janeczek "Il futuro della memoria" Memoria Festival

    04.06.2026 | 20 Min.
    Helena Janeczek
    "Il futuro della memoria"
    Memoria Festival, Mirandola
    www.memoriafestival.it

    Venerdì 5 giugno 2026, ore 17:30
    Memoria Festival, Mirandola
    Il futuro della memoria
    Con Helena Janeczek e Giacomo Papi
    In collaborazione con Fondazione Mondadori
    Quali sono le sfide della conservazione del sapere nell’era digitale? In un presente in cui la frammentazione dei linguaggi riscrive il rapporto con la memoria, Giacomo Papi e Helena Janeczek, in collaborazione con la Fondazione Mondadori, riflettono sulla necessità di adeguare le pratiche della memoria ai cambiamenti avvenuti e in corso, confrontandosi sui confini del testo letterario nell’epoca digitale.

    Helena Janeczek, nata in Germania, a Monaco di Baviera, da genitori ebrei di origine polacca, vive in Italia da quando aveva 18 anni. Il suo esordio nel mondo del libro arriva nel 1989 con la raccolta di poesie in lingua tedesca Ins Freie (Suhrkamp), mentre sceglie l’italiano per il debutto narrativo: è il romanzo Lezioni di tenebra (Mondadori, 1997), in cui affronta il tema della trasmissione della memoria. La Storia e le vicende personali di chi l’ha attraversata sono invece al centro di La ragazza con la Leica (Guanda, 2017), biografia della fotoreporter Gerda Taro, uccisa durante la guerra civile spagnola. Vincitore dei premi Strega, Bagutta e Selezione Campiello, il romanzo è tradotto in diverse lingue. L’ultima fatica letteraria – Il tempo degli imprevisti (Guanda, 2024) – segna il suo ritorno all’indagine, chirurgica e ossessiva, della Storia attraverso il racconto delle vite che travolge.

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